Enrico VII d’Inghilterra -1485-1509

Il primo re Tudor fu Enrico VII d’Inghilterra: sua madre era Margaret Beaufort, nipote di Giovanni Beaufort, primo conte di Somerset, uno dei figli illegittimi di Giovanni di Gand e dell’amante (e in seguito moglie) Katherine Swynford.

Normalmente i figli bastardi non potevano reclamare il trono ma, dal momento che egli aveva sposato Katherine nel 1396, le cose si erano complicate e i figli nati dalla relazione vennero dichiarati retroattivamente legittimi da una Bolla pontificia ratificata dal Parlamento nel 1397. Anche il fratellastro legittimo, Enrico IV d’Inghilterra, riconobbe la loro legittimità, ma dichiarò anche che non avrebbero potuto aspirare al trono. In ogni caso i discendenti di Gand rimasero storicamente sempre vicini ai parenti Lancaster.

Il padre di Enrico VII era invece Edmondo Tudor, figlio del gallese Owen Tudor e della vedova di Enrico V d’Inghilterra, Caterina di Valois, con cui intrattenne una lunga relazione che non è noto se sia mai sfociata in un matrimonio. Edmondo e i suoi fratelli erano considerati in ogni caso degli illegittimi e ogni fortuna sarebbe dovuta andare al loro fratellastro legittimo Enrico VI d’Inghilterra.

Enrico VII nacque a Pembroke, crebbe in Galles e passò la giovinezza in esilio in Bretagna insieme allo zioJasper Tudor, mentre sua madre rimase in Inghilterra e si rimaritò senza mai smettere di sostenere i diritti del figlio sulla corona che ora era in mano agli York. Quando Enrico fu abbastanza grande, molti dei più importanti esponenti dei Lancaster erano morti ed egli si proclamò erede del casato. Capitalizzando l’antipatia che il re YorkRiccardo III d’Inghilterra stava riscuotendo nel paese sua madre fu in grado di mettere insieme abbastanza sostenitori da permettere a Enrico di sfidarlo. Nel 1485, Enrico Tudor sbarcò nel Galles con un piccolo esercito: nonostante che Riccardo III vantasse esperienza militare, il 2 agosto 1485, a Bosworth si accese una zuffa confusa in cui Riccar­do III rimase ucciso (in quell’occasione avrebbe gridato “Il mio regno per un cavallo”). Enrico VII Tudor divenne re e fondò la di­nastia più famosa d’Inghilterra, quella che assicurò all’isola la posizione di grande potenza.Il simbolo scelto fu la Rosa dei Tudor, che in riuniva in sé il bianco degli York e il rosso dei Lancaster.      L’isola era divisa in quattro regioni ab­bastanza diverse: Inghilterra, Galles, Scozia, Cornovaglia. Contava poco più di 2 milioni di abitanti e appariva ricca, sod­disfatta di sé, desiderosa di pace. I visitatori, avevano l’impressione che l’i­sola fosse piuttosto disabitata, e gli abitanti pigri, golosi e gran bevitori di birra. La gente amava la vita in campagna: solo Londra aveva almeno 50.000 abitanti, mentre le altre città n’avevano molti meno. Esistevano le due famose univer­sità di Oxford e Cambridge che proseguivano una nobile tradizione locale di studio del latino, della matematica, della filosofia.                                                                                                                            La Gran Bretagna era un paese di agri­coltori: vi si produceva il grano necessario al consumo interno e si allevavano cavalli, vacche e soprattutto pecore. Il sistema di coltivazione era quello medievale dei campi aperti, ossia la ter­ra coltivabile di ogni villaggio era divisa in tre parti di cui la prima era arata e seminata a grano invernale; la secon­da era coltivata a ortaggi e legumi; la terza era lasciata a maggese perché il terreno recuperasse la fertilità. Il secondo anno era operata la rotazione, e la parte seminata a grano di­veniva maggese adatto al pascolo che ha il compito di fertilizza­re il terreno impoverito dalla coltivazione del grano. Ciascuna delle due parti utili per l’alimentazione umana era divisa in strisce sorteggiate tra le famiglie del villaggio in ragione del­la forza lavoro fornita, cosicché la proprietà della terra era comune per gli abitanti del villaggio. Questo sistema aveva qual­che vantaggio soprattutto per i più poveri o i meno robusti, ma presentava qualche inconveniente perché le persone più abili o più intraprendenti non potevano investire denaro nella speranza di migliorare i raccolti futuri.                                                                                                                 Subito dopo l’agricoltura veniva l’alleva­mento delle pecore con la produzione di lana e tessuti.L’agricoltura del paese un poco alla volta divenne complementare alla tessitura: poiché le pecore davano un reddito notevole, si cominciò a importare grano dal continente, aumentando le terre destinate a pascolo. Il fatto produsse una sensibile e costante riduzione dei contadini, perché la diminuzione dei grandi lavori agricoli ridusse anche la neces­sità di mano d’opera. Questa trasformazione dovette supe­rare numerose difficoltà frapposte dalle corporazioni di arti e mestieri che nel medioevo avevano regolato il lavoro degli ar­tigiani. Furono trovate eccessive le feste religiose che compor­tavano la proibizione del lavoro manuale, ma soprattutto fu avversato il sistema dei campi aperti e delle terre comuni in cui ognuno aveva diritto di pascolo. Iniziò il mo­vimento volto a privatizzare le terre comuni e alla recinzione per escludere dal pascolo gli animali altrui. La recinzione dap­prima fu effettuata sulle terre dei grandi proprietari che ottenevano un’autorizzazione a recintare le loro terre, un fatto guardato dalla corona con sospetto perché essa era privata di buoni soldati, ben allenati al tiro con l’arco. Enrico VII guidò tale trasformazione della vita britannica, terminando definitivamente la lotta tra Lancaster e York, mediante il matrimonio con Elisabetta fi­glia di Edoardo IV di York.                                                                                                                               L’Inghilterra si allea con la Spagna La pace interna era quanto mai necessaria a causa delle complicazioni della politica inter­nazionale. Infatti, il re di Francia Luigi XI non aveva cessato di ingrandire il suo regno, sconfiggendo uno dopo l’altro i grandi vassalli. Il figlio, Carlo VIII, adottò la stessa politi­ca: nel 1490 invase il ducato di Bretagna, offrendo alla duchessa Anna di sposarlo, per unire i loro territori. Enrico VII sapeva che se quell’evento si fosse realizzato, l’obiettivo seguente sa­rebbe stato Calais, la testa di ponte ancora in mano inglese sul continente. Comprendendo che l’Inghilterra era troppo debole per sostenere da sola una guerra contro la Francia, decise di allear­si con la Spagna proponendo una mossa usuale a quei tempi, il ma­trimonio del primogenito Arturo con Caterina d’Aragona figlia dei re di Spagna (i due principi erano ancora bambini). Il principe di Galles Arturo mo­rì a sedici anni, ma poiché il motivo dell’alleanza perdurava, Caterina fu sposata da Enrico fratello di Arturo, la prima delle sei famose mogli, dopo aver ottenuto una regolare dispensa del Papa dall’impedimento di diritto canonico .                                                                                                                 .Guerra in Bretagna Enrico VII chiese al Parlamento di stanziare i fondi necessari alla guerra e poi fece sbarcare truppe in Bre­tagna. Anna di Bretagna, tuttavia, decise di sposare il re di Francia (1491); i re di Spagna non intervennero nella guerra perché erano in procinto di portare l’assalto finale all’emirato di Granada. Pur abbandonato dagli alleati, Enrico VII operò un bluff: raccolse alcune migliaia di soldati come se davvero fosse deciso a far valere i diritti britannici sul trono francese. Nell’ottobre 1492, attraversò la Manica e pose l’assedio intorno a Boulogne. Carlo VIII stava pre­parando la campagna d’Italia e non aveva alcun’intenzione di ac­cendere il conflitto con l’Inghilterra: dopo nove giorni d’asse­dio fu firmata la pace di Etaples che prevedeva il versamento di un tributo annuo a favore della corona inglese.

I problemi irlandese e scozzese Enrico VII affrontò la questione irlandese. L’isola verde era stata il teatro di ogni tentativo di invasione dell’Inghilterra che trovasse appoggi all’estero perché gli Inglesi controllavano direttamente solo la regione intorno a Dublino, mentre il resto era controllato dai Lord favorevoli agli York. Rimaneva aperta anche la questione scozzese che Enrico VII risolse col matrimonio della figlia Mar­garet con re Giacomo IV di Scozia, da cui discesero i re Stuart del XVII secolo.

Governo di Enrico VII Enrico VII governava aiutato da un Consi­glio di una ventina di membri che egli consultava singolarmente o a gruppi. Per le decisioni più importanti riuniva anche i Lord insieme col Consiglio (Great Council). Talvolta erano convoca­ti anche i Comuni comprendenti due Knight (rappresentanti di contea) e due deputati per ogni città dotata di autogoverno. La Camera dei Comuni esprimeva il suo parere sulle nuove leggi e sulle nuove tasse: poiché le une e le altre erano rare, i Comuni furono raramente convocati durante il regno di Enrico VII.

Politica finanziaria e navale di Enrico VII Il campo in cui En­rico VII ha maggiormente inciso con la sua azione di governo fu quello delle finanze e delle costruzioni navali. Convinto che un re povero è schiavo dei suoi sudditi, volle arricchire la corona, razionalizzando l’amministrazione e rendendola oculata, perfino avara. Le sue entrate erano formate da una tassa fissa del 6,5% su tutti i contratti delle contee e la tassa del 10% sulle tran­sazioni di denaro effettuate nelle città. Poi c’era la tassa sul­la lana e la tassa di successione che sommate alle entrate prece­denti davano alle finanze del re un gettito di circa 150.000 sterline l’anno. In caso di necessità il re esigeva dai Lord prestiti forzosi e donativi una tantum. Da buon finanziere sapeva che i sudditi non potevano pagare tasse elevate se essi stessi non facevano buoni affari. Volle perciò rafforzare il commercio britannico con alcune leggi protezionistiche: certe merci poteva­no essere importate solo su navi britanniche. Incoraggiò il com­mercio nel Mediterraneo.               La flotta La flotta ereditata dagli York era composta di sole quattro navi da guerra. Enrico VII ne fece costruire altre quattro. Poiché il porto di Southampton era troppo angusto per le navi da guerra, fu costruito un nuovo molo a Portsmouth. In caso di guerra il re prendeva in affitto dai privati le loro navi, mentre in tempo di pace affittava ai privati le navi da guerra per viaggi commerciali.                                                                 Dopo aver eliminato gli usurpatori del suo trono, Enrico poté procedere con tutta tranquillità colla creazione di solide alleanze in politica estera, e all’ulteriore rafforzamento della fragile situazione finanziaria inglese, da taluni considerata ulteriormente esosa ed eccessiva                                                                                  Per quanto concerne la politica estera, Enrico VII era convinto che il debole regno inglese potesse sopravvivere tramite una fitta rete di matrimoni combinati con i grandi reami del continente, in primis la Francia e poi il neonato regno di Spagna. La quintogenita Maria venne data in moglie al cinquantatreenne sovrano di Francia, Luigi XII di Francia, del quale Enrico temeva la potenza militare e, di conseguenza, l’occupazione del porto di Calais. Per assicurarsi la pace ai confini settentrionali, fece sposare la figlia con una politica di alleanze fece la figliaMargherita con il re di Scozia, Giacomo IV di Scozia. Il vero capolavoro della politica estera di Enrico fu però il matrimonio tra il figlio primogenito Arturo con la principessa spagnola Caterina d’Aragona, nell’anno 1501.                                                                                                   In politica finanziaria, l’ultimo decennio di regno vide un inasprimento del carico fiscale sui sudditi.

Con gli anni, la tempra del re declinò sempre di più: nel 1503 gli morì l’amata moglie Elisabetta, in seguito ad un parto travagliato . Morì il 25 aprile del 1509.

Il giudizio storico su questo sovrano non può essere che positivo. Benché enigmatico, freddo burocrate e abile manipolatore di uomini (vendette delle cariche governative per rimpinguare le casse statali) Enrico VII riuscì a dare all’Inghilterra quella stabilità e quella sicurezza che non godeva più dai tempi di Enrico V cioè benessere economico, sicurezza legale e celerità negli atti governativi. Quest’ultimo fu dovuto alla centralizzazione del potere monarchico, instaurando quello che alcuni storici definirono “assolutismo parlamentare”, cioè un sistema di potere col quale i Tudor esautorarono il Parlamento dalle sue funzioni di controllore della politica monarchica.

 

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