Luigi XIV – Re Sole

Luigi XIV (Louis-Dieudonné) (5 settembre 1638 – 1 settembre 1715), terzo della casa di Borbone della dinastia capetingia, regnò come Re di Francia e Re di Navarra dal 14 maggio 1643 alla sua morte.

La sua nascita (Château-Neuf di Saint-Germain-en-Laye) apparve miracolosa, avvenendo dopo 23 anni di matrimonio sterile tra i suoi genitori, Luigi XIII e Anna d’Austria. Di questa regale devozione è traccia nel nome Louis Dieudonné, giacchè nella sua nascita si vide una grazia del cielo dovuta al voto di consacrazione della Francia alla Vergine Maria fatto da Luigi XIII e celebrata nell’agosto 1638. E non rimase figlio unico, Louis Dieudonné, giacchè due anni più tardi avvenne la nascita di Filippo, duca d’Angiò e poi duca di Orléans, detto Monsieur.

Non aveva ancora compiuto cinque anni quando ereditò il trono di Francia; e non prese realmente in mano il governo fino alla morte del suo capo ministro, il Cardinale Mazarino, avvenuta nel 1661. Luigi, che è noto anche come il Re Sole (in Francese: Le Roi Soleil) e come “Luigi il Grande” (Louis le Grand), governò sulla Francia per oltre settant’anni, più di qualsiasi altro monarca francese e di tutti i principali monarchi europei.

Sposò l’infanta di Spagna Maria Teresa d’Austria (1638-1683), figlia di Filippo IV Asburgo e di Elisabetta di Francia (Elisabetta di Borbone, figlia di Enrico IV). Ne ebbe 5 figli, che morirono tutti prima di lui:
Luigi di Francia (1661-1711), detto il Gran Delfino;
Maria Teresa (1667-1672);
Anna Elisabetta (1662-1662);
Luigi di Francia (1667-1683);
Maria Anna (1664-1664).

Luigi XIV ebbe molte amanti, alcune delle quali esercitarono un grande ascendente sugli intrighi politici, ma anche sulla cultura del loro tempo, tra cui Madame de Montespan e Madame de Maintenon (che sposò in segreto dopo la morte della regina, nel 1684). A Versailles fece allestire scale segrete per raggiungere più facilmente le sue amiche. Queste relazioni irritavano fortemente il partito dei devoti e moralisti di corte, tra cui il precettore del Gran Delfino, Bossuet e, comprensibilmente, Madame de Maintenon.

I problemi legati alla successione e il cattivo stato di salute intristirono gli anni finali del regno del Re Sole.

Dopo il Gran Delfino morirono di vaiolo anche suo figlio, Luigi duca di Borgogna, e il primo figlio ed erede di questi. Rimaneva, unico principe del sangue erede legittimo di Luigi XIV, il figlio minore del duca di Borgogna, Luigi duca d’Angiò.
Degli altri due figli del Gran Delfino uno, re di Spagna con il nome di Filippo V, dovette rinunciare alla successione al trono di Francia in forza del trattato di Utrecht; l’altro morì anch’egli prima di Luigi XIV.

Il re decise allora di estendere il diritto di successione a due dei sette figli avuti dalla Montespan, Luigi Augusto di Borbone duca del Maine (1670-1736), e Luigi Alessandro di Borbone conte di Tolosa (1678-1737).

Luigi XIV morì il 1 settembre 1715 di cancrena, dopo 72 anni e 100 giorni di regno. Gli successe il pronipote Luigi duca d’Angiò, con il nome di Luigi XV e sotto la reggenza, fino alla maggiore età (nel 1723, a 13 anni), del duca Filippo di Orléans, nipote e genero del defunto Re Sole.

Durante il suo regno la Francia fu la dominatrice e il modello culturale dell’intera Europa (si pensi solo al “modello Versailles” di regge e ville di tutta Europa, dalla Svezia alla Reggia di Caserta, fino alla Meknès rifondata da Moulay Ismail e alla tarda imitazione di Herrenchiemsee, voluta da Ludwig II di Baviera), e il francese s’impose come lingua dell’aristocrazia e della diplomazia fino a tutto il XVIII secolo.                                    Versailles

Si deve al Re Sole la trasformazione della monarchia francese in monarchia assoluta, ma in funzione di una precisa strategia volta a ridurre il potere della nobiltà, sempre pronta ad interferire con i suoi intrighi nelle scelte politiche della corona.

La frase che gli viene spesso attribuita, “L’état, c’est moi!” (“Lo Stato sono io!”), è molto probabilmente apocrifa, giacché il suo regno fu contrassegnato da grandi progressi nel diritto pubblico, proprio nella distinzione tra la persona fisica del re e lo Stato, mentre più veritiera appare l’altra frase celebre attribuitagli sul letto di morte: «Je m’en vais, mais l’État demeurera toujours.» (Io me ne vado, ma lo Stato resterà sempre).

Luigi si impegnò, piuttosto, a indebolire la nobiltà di spada costringendone i membri a servire (assai dispendiosamente) alla sua corte e a trasferire al contempo l’esercizio effettivo del potere da una parte ad una amministrazione assai centralizzata, e dall’altra alla nobiltà di censo, che essendo un suo prodotto sarebbe stata certamente fedele e non competitiva nei riguardi della monarchia.

Allo stesso modo procedette nei riguardi della Chiesa di Roma, che considerava (non a torto) promotrice e sostenitrice di non minori intrighi: la chiesa cattolica francese fu fortemente sostenuta, ma nella sua versione gallicana, facendo approvare nel 1682 dall’assemblea dei vescovi francesi, i quattro principi secondo cui:

Il Papa non aveva autorità sul potere temporale e il Re non era soggetto alla Chiesa in materia di cose civili.
Il Concilio Generale aveva autorità sul Papa.
Le antiche libertà della Chiesa francese erano inviolabili.
Il giudizio del Papa non era inconfutabile.

Nel 1685 poi, appena morto Colbert che li proteggeva, Luigi pensò bene di liberarsi dei protestanti revocando l’Editto di Nantes (revoca motivata con il pretesto che in Francia non esistevano più protestanti!), il che però provocò un esodo di categorie fortemente produttive verso l’Olanda e l’Inghilterra, che ebbe risultati disastrosi sull’economia francese sia direttamente, sia sul piano della concorrenza internazionale.

Questa scelta strategica di fortissimo accentramento trovò la propria manifestazione architettonica nella costruzione della nuova reggia a Versailles (che aveva l’ulteriore vantaggio di liberare la corte dall’assedio, sempre un po’ allarmante, della sovraffollata, turbolenta e pochissimo igienica Parigi dell’epoca), e l’architetto istituzionale in Jean-Baptiste Colbert, creatore del sistema amministrativo che fece della Francia assolutista il primo paese moderno d’Europa.

Un esempio assai significativo di questo mix tra assolutismo politico ed intelligenza amministrativa fu il “Code noir”, raccolta delle ordinanze relative agli schiavi neri d’America in seguito all’acquisto della Martinica nel 1674 e pubblicato dopo la morte di Colbert, nel 1685, che fece da modello fino all’800 ad altri analoghi regolamenti coloniali. Sicuramente severo e pregiudizialmente intento a cristianizzare gli schiavi vietando loro qualsiasi altro culto, il Codice tendeva tuttavia a metterli al riparo dagli eccessi dei loro proprietari, riconosceva il loro diritto a possedere beni, seppur con dei limiti, a subire pene corporali non superiori o diverse da quelle che venivano inflitte ai francesi liberi. In particolare, le schiave messe incinte dai loro padroni avevano diritto ad essere liberate e ad essere legalmente sposate.

Abbastanza disinteressato alle conquiste coloniali, Luigi condusse invece varie guerre a carattere dinastico: la Guerra di Devoluzione, la Guerra Olandese, la Guerra della Grande Alleanza e la Guerra di successione spagnola. Alla fine, sul trono di Spagna era salito suo nipote Filippo V, ma il trattato di Utrecht segnava l’ascesa sulla scena europea di due nuove potenze, l’Inghilterra e l’Austria.

Luigi XIV fu il vero inventore della categoria della grandeur francese e perciò rimane assai amato dai francesi.

D’altra parte, la grandeur ha alti costi, di guerre e di pace. Questi costi portarono lo stato alla bancarotta, e all’applicazione di pesanti imposte sul mondo contadino e sulla provincia. Secondo lo storico Alexis de Tocqueville, la trasformazione dei nobili in cortigiani, insieme alla crescita di una borghesia che poteva sì pensare ed esprimersi, ma non aveva accesso al potere politico, furono alla radice dell’instabilità politica, sociale ed economica che sfociarono nella Rivoluzione francese.

 

CURIOSITA’

La Nascita “miracolosa” di Luigi XIV

Definire “miracolosa” la nascita di Luigi XIV , il monarca francese che sarebbe passato alla storia come il “Re Sole“, è indubbiamente un’esagerazione, ma così venne intesa dai contemporanei a causa della sua assoluta imprevedibilità; nel 1637 infatti, Luigi XIII Anna d’Austria, entrambi trentaseienni e sposati da circa un ventennio, non avevano ancora avuto figli.Sembra che il motivo di ciò fosse da addurre alla misoginia del re, che amava assai poco la compagnia della moglie.

Alla fine di quello stesso anno, Luigi decise di trasferirsi in una località nei pressi di Parigi, ma venne sorpreso da un improvviso e violento temporale; un capitano delle sue guardie personali, gli propose pertanto di trascorrere la notte con la regina, nel palazzo del Louvre e, seppur dopo qualche titubanza, il re accettò.

Otto settimane dopo i giornali dettero notizia della gravidanza di Anna, giudicata persino più “miracolosa” visto che il 5 Settembre del 1938 a venire alla luce fu un maschietto, quindi l’erede al trono tanto atteso.

Profetiche le parole del Cardinale Richelieu a riguardo: “Credo che Dio, nel darvi questo figlio, lo abbia dato al mondo perché compia grandi cose”.

Le parrucche. Luigi XIV

Luigi XIV di Francia aveva scarsi capelli e dei foruncoli sulla testa, perciò pensò bene di mettersi una parrucca; trovando che essa aumentava la maestosità del suo aspetto la adottò in permanenza.
La sua idea non fu malvagia, dopotutto fu dettata sì dalla vanità, ma anche dal desiderio di migliorarsi, non di fare tendenza. Peccato che  i nobili di corte, desiderosi di farsi notare agli occhi del sovrano e di sfoggiare l’ultimo grido di tendenza, imitarono il re e si dotarono tutti di boccolose chiome ciondolanti. La parrucca divenne così accessorio indispensabile dell’abbigliamento dei signori e la moda dilagò oltre la Francia in tutta Europa
L’igiene
L’igiene, anche nelle corti più eleganti ed evolute d’Europa, era in condizioni spaventose.Luigi XIV, il famoso Re Sole, non era un bell’esempio per i cortigiani che assistevano alle sue abluzioni mattutine, un autentico privilegio per gli abitanti della sua sfarzosa corte: forse imbarazzato dalla loro presenza, si lavava pochissimo, solo le mani e la faccia, il che vi lascia intendere quali profumi provenissero dalla sua augusta persona e quali strati di sudiciume fossero incrostati nelle zone dove non batte il sole [e non parlo solo del fondoschiena].
I velluti, i colletti a piegoline, le gorgiere, i pizzi e i merletti candidi raccoglievano in abbondanza macchie d’unto durante i pasti  sudiciume, polvere, pulci e altri parassiti.
E poi ci lamentiamo se qualcuno non si lava le mani prima di sedersi a tavola..

Una… gustosa… curiosità su Luigi…

Luigi XIV venne chiamato “Re Sole” per lo splendore del suo regno, dove il sole non sembrava tramontasse mai.
Fece costruire la splendida reggia di Versailles dove trasferì l’intera nobiltà, perché tra feste e divertimenti non pensasse alla sedizione.
Incoraggiò le arti e le scienze, imponendo nuovi stili e tutto ciò che desse lustro al trono.
Ma tutto questo già lo sapete…..
Luigi, che fin da bambino era stato abituato ad avere decine d’esperti alla sua mensa, fece del pasto un rito solenne. Nel “Grand Souper” di mezzogiorno mangiava di fronte ad un pubblico di cortigiani, dove “ufficiali di bocca” gli presentavano cibi ricercati serviti in piatti di finissima porcellana.
Sembra che proprio alla corte di questo sovrano  sia stato introdotto il cerimoniale di presentare una pietanza nascosta da una cloche, e di dichiararne il nome al momento della scopertura.
Il regolare pasto di Luigi XIV durava un’ora. Il menù prevedeva: quattro minestre, un fagiano, una pernice, insalata di legumi, castrato in umido, prosciutto, dolci, frutta e uova sode in chiusura.
Per la notte il re si faceva preparare sul comodino “en cas de nuit”, un pronto soccorso di carni fredde e pasticcini, utili a sedarne la fame senza fine, pare dovuta ad un intestino più lungo del normale.
Le sue “Feste d’amore”, tenute nei giardini di Versailles, stupivano per la presenza di frutti ed ortaggi esotici, ottenuti dalle continue sperimentazioni fatte nelle serre reali.
Deve essere riconosciuto a questo sovrano anche il merito della definitiva diffusione in Europa della cioccolata, trasformata in una moda di corte grazie al contributo della golosa moglie Maria Teresa infanta di Spagna.
IL PROBLEMINO DEL RE SOLE
Il re Sole come ogni buon essere umano che si rispetti, ha avuto i suoi bei problemini di salute tra i quali, come il diario dei suoi medici riporta, una tenia intestinale ancorata a vita che lo faceva mangiare come un pitone e una devastante fistola anale .Si si, avete capito bene, fistola anale. Dovete sapere che il Re soffriva così tanto per questo “foruncolone” che incaricò il chirurgo di corte, tale Charles Francois Felix, di prepararsi ad operarlo visto che creme, unguenti e cure termali pare non alleviassero minimamente il dolore.Felix, dal canto suo, non aveva la minima cultura in materia e decise quindi, per arricchire la sua dottrina o forse per paura di finire sulla ghigliottina con l’accusa di Reicidio, di fare un po’ di pratica su un nutrito gruppetto di malati analoghi ( tutti consenzienti mi immagino ) prelevati dai vari ospizi ed ospedali parigini. E dai e dai e dai che sbagliando si impara, alla fine mise in pratica a una tecnica che poteva dare il risultato sperato; poco importa che solo 6 dei 30 derelitti sopravvissero al “servizietto” applicato loro da Felix con il bisturi da lui stesso creato .Alle 7 del mattino del 18 novembre 1686 scattò l’operazione “salvachiappe” del Re Sole il quale, scrissero i medici, sopporto con fiera dignità il dolore senza emettere nemmeno un gemito, forse per indomito coraggio o forse perché (dicono i malevoli) svenne nei primi istanti dell’intervento dopo che vide cosa il fido chirurgo stava per infilargli nel sedere.L’intervento riuscì, Felix fu nominato Conte di Tassy e il monarca poté quindi sedersi ( è proprio il caso di dirlo ) sul trono ancora per molti molti anni.
Finito? Nemmeno per sogno. Pensate che il popolo, festante per la riuscita dell’operazione, dedicò all’amato monarca un inno alla sua salvezza intitolato “Dieu Sauve Le Roi”, che dopo varie manipolazioni divenne il famoso inno inglese “God Save the King”.

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