Solimano il Magnifico 6 novembre 1494- 6 settembre 1566

SOLIMANO, IL “MAGNIFICO” SIGNORE DELL’IMPERO UNIVERSALE
Guerriero e legislatore tra potere sanguinario e tolleranza civile, protagonista assoluto di una missione religiosa per farsi unico imperatore della terra.
TURCO, OTTOMANO, MUSULMANO
Un uomo irripetibile in un’epoca irripetibile, il 1500, che coagula vicende e personaggi che giganteggiano nella storia. È Solimano I “Il Magnifico” (Trebisonda 1494-Szigetvar 1566), sultano dell’Impero Ottomano dal 1520. Non è possibile inquadrare la parabola umana di questo condottiero e legislatore senza riassumere la grandezza del tempo in cui costruisce il suo immenso potere e porta l’impero alla sua massima espansione: “La scoperta della stampa si accompagna a quella dell’America… mentre la cristianità si spacca. Intanto il mondo assiste nel 1453 alla caduta di Costantinopoli… e poco dopo, nel 1527, Roma stessa saccheggiata. Questi e altri avvenimenti delle stesse dimensioni – reali o simboliche – vedono protagonisti grandi personaggi: pontefici, dogi, signori di casate italiane, sovrani, imperatori e zar”.Questo panorama rivoluzionario per la storia del mondo comprende gli Ottomani, che dopo la presa di Bisanzio daranno vita ad un impero vastissimo tra Asia, Africa ed Europa. Solimano ne diventa il più celebre sultano, succedendo al padre Selim, e imponendosi come “conquistatore di nuove terre, amministratore di immensi possedimenti, innovatore nel campo della giurisprudenza, patrono delle arti e poeta lui stesso, ma anche padre sanguinario, eroe tragico agli occhi dei sudditi e dei suoi avversari. Solimano meritò ampiamente l’epiteto di “Magnifico” che ancora oggi lo accompagna distinguendolo da altri pur celebri sovrani suoi contemporanei, d’Oriente come d’Occidente”.
Solimano raccoglie un’eredità unica: la lotta contro la cristianità e l’ambizione all’impero universale. Questo è il significato funesto alla base della caduta di Costantinopoli, maggio 1453, ad opera di Maometto II. Con il crollo dell’Impero Bizantino cessa di esistere una storia di 1100 anni, scompare l’ultimo bastione romano – e quindi occidentale – nella Penisola Balcanica e nell’Asia Minore. Termina la storia dei Cesari e quella d’Europa imbocca un nuovo corso: “Nessuno ne colse le decisive e catastrofiche implicazioni politiche, nemmeno gli italiani che pure erano quelli destinati a pagarle a più caro prezzo. Solo gli ambasciatori veneti ne diedero, nei loro rapporti, una lucida premonizione…
La grande sconfitta fu però la Chiesa cristiana che si vide definitivamente soppiantata da quella fede musulmana che per secoli aveva combattuto, e con le Crociate aveva cercato di estirpare. La spada dell’Islam aveva compiuto la sua vendetta affondando la sua lama fin sulla soglia della cristianissima Ungheria…
Ma quella ottomana fu una rivincita non solo religiosa, ma anche economica. A farne le spese furono le repubbliche marinare di Venezia e Genova che dal Mille in poi avevano spadroneggiato nell’Adriatico e nell’Egeo monopolizzando i commerci, arricchendosi smisuratamente, facendo e disfacendo alleanze e lacerando con la loro sete di guadagno e le loro sanguinose beghe il debole e corrotto Impero d’Oriente”.
Süleyman, com’è noto in turco moderno, in Occidente conosciuto come Solimano I detto “il Magnifico”, nasce a Trebisonda, il 6 novembre del 1494. Sultano dell’Impero ottomano dal 1520 fino alla sua morte, la sua ascesa coincide con il momento più elevato per la cultura ottomana, oltre che per la sua espansione militare e l’influenza politica. Sultano, califfo, protettore della Mecca, durante il suo regno si fa chiamare khan, rivendicando titoli ancestrali dell’antico Oriente, senza però rinunciare all’altra parte dell’allora mondo conosciuto, pretendendo spesso d’esser definito il “Cesare dei Cesari”, erede di Roma e di Bisanzio.

Solimano è il figlio di Selim I, sultano dell’Impero Ottomano, passato alla storia con il soprannome di “feroce”. Tuttavia il termine, almeno in Occidente, sarebbe la risultanza inesatta di una traduzione dall’arabo, indicante invece il termine “il ponderato”. Resta il fatto che la sua ascesa sia coincisa con eventi cruenti dell’Impero riguardanti la sua stessa famiglia. Per salire al trono infatti il padre di Solimano nel 1512 avrebbe costretto il padre Bayezid II ad abdicare, imponendosi con la forza anche contro i suoi stessi fratelli, che avrebbe sterminato senza remore.

Quanto all’erede al sultanato si hanno notizie di lui sin da quando è poco più che un bambino. A sette anni viene inviato nelle scuole del Palazzo di Istanbul dove conosce e si affeziona a Pargali Ibrahim Pascià, lo schiavo che sarebbe poi stato scelto dal futuro sultano come suo consigliere fidato e personale. Pascià, noto anche come Frenk Ibrahim Pascià, sarebbe stato nominato da Solimano “Gran Visir”, ossia dignitario, feudatario, tra i ministri più influenti dell’impero, tra l’altro il primo nominato dal futuro “magnifico” nel momento della sua ascesa. Nella capitale, il piccolo Süleyman apprende le scienze, la storia, le lingue e le lettere, oltre a materie come la teologia e le tecniche militari, che molto gli serviranno in futuro.

Nemmeno ventenne, Solimano compie le prime esperienze di governo, amministrando svariate province, come Bolu, in Anatolia settentrionale, e nel 1509 Caffa, in Crimea, il luogo dov’è nata sua madre, terra di conquista anche da parte degli europei.

Nel 1512 è nella regione della Magnesia per amministrarla. Qui si trova anche circa otto anni dopo, quando suo padre Selim I, in luglio, si avvia verso Edirne, probabilmente per organizzare l’ennesima campagna militare. Durante il viaggio però, nel piccolo villaggio di Sirt, si ammala gravemente e muore, il 21 settembre del 1520. Da quel momento, la successione passa nelle mani del figlio Süleyman.

Tra le prime migliorie apportate dal nuovo sultano ottomano c’è sicuramente la tolleranza culturale e religiosa. A quei tempi infatti, se in Occidente ad un musulmano non è permesso di risiedere, tra gli ottomani invece, per volere del loro sultano, è concesso ai cristiani non solo di abitare, ma anche di professare liberamente i loro culti religiosi. Questa tolleranza, unita ad altri interventi altrettanto illuminati, rendono subito la capitale Istanbul una località accogliente e dinamica. Quando Solimano Il Magnifico si insedia, la città conta già 400 mila abitanti, ma alla fine della sua esperienza di governo i sudditi saranno quasi raddoppiati. L’Impero accoglie le altre etnie, ben consapevole che il loro apporto ne possa accrescere anche la forza economica e l’espansione culturale.

Tra le altre idee di Solimano c’è un’autocrazia severa e insuperabile. Tuttavia il fatto di avere praticamente tutti sotto di sé, come veri e propri schiavi, compresi i ministri e gli alti governanti, crea una certa mobilità sociale, annullando di fatto una nobiltà di nascita e permettendo a tutti di farsi valere nel regno. Questa è anche un’altra spiegazione all’elevato numero di europei, durante il suo sultanato, che chiedono la cittadinanza turca.

A conferma del fatto di disporre di ogni uomo in modo eguale, c’è l’episodio della condanna a morte del suo Gran Visir di fiducia, Pascià. Quando questi raggiunge un’influenza che sembra eccessiva, il sultano lo fa condannare, confiscando le sue proprietà, esattamente nel 1536.

Per imporsi, Solimano abbatte una lunga serie di nemici, forte del suo esercito prediletto, il corpo di fanteria dei Giannizzeri, considerati l’apparato militare migliore dell’Impero Ottomano. Il sultano impone per loro, quale unica fonte di reddito, il ricavato dagli esiti di guerra. Per questa e per altre ragioni, la prima parte del sultanato del Magnifico si orienta verso le campagne militari, alla conquista di altri popoli e confini.

Dopo un anno dalla successione, pertanto, il nuovo sultano completa la presa di Belgrado e della Serbia, avviata dal padre. Ritornato in patria – spesso è lui a guidare personalmente le truppe – si occupa della città di Gerusalemme, conquistata da Selim, avviando una serie di migliorie, come la costruzione delle mura della fortezza intorno alla Città Vecchia.

Nel 1522, con 400 navi, Solimano prende l’isola di Rodi, in Grecia, fortezza cristiana, occupandola con 200.000 uomini. Tre anni dopo, forte delle sue conquiste, il sultano si allea con Francesco I di Francia, in lotta con l’imperatore Carlo V, e attacca i territori di Ungheria, altra terra bramata dal precedente sultano. L’anno dopo i turchi conquistano il territorio europeo e segnano la loro massima espansione in Occidente.

Successivamente, divisa quasi l’Europa tra ottomani e cristiani, Carlo V e il fratello Ferdinando I, riescono a riprendersi l’Ungheria, nonostante gli assedi di Solimano, come quello famoso di Vienna, del 1532. L’anno dopo, un trattato ne divide i confini.

Negli anni ’30 del suo sultanato, il Magnifico rivolge le proprie attenzioni ad Oriente, verso la Persia. La presa di Baghdad arriva nel 1534. Da quel momento, inizia per l’antica capitale persiana un lungo declino, sotto il dominio di Istanbul, invece ogni anno più fiorente. Sempre più forte, Solimano mira ai territori dell’Azerbaigian e della Georgia, nel Caucaso. Entro la sua terza campagna di guerra, datata 1555, il sultano turco riesce ad ottenere nuovi confini in quelle zone, espandendo nuovamente i propri territori.

Per annessione poi, nello stesso periodo, ottiene parti del Nord-Africa, come la Tripolitania, la Tunisia e l’Algeria: tutti stati cuscinetto con una propria seppur limitata indipendenza, tali da consentire al sultano di avere sempre un occhio sull’Europa. È in questo momento, e su queste coste, che le truppe navali ottomane raggiungono il loro massimo dal punto di vista dell’efficienza militare.

Nel 1554 però le truppe portoghesi riescono a sbaragliare i turchi nel Golfo Persico, fino ad allora in loro controllo. Da questo momento comincia per gli ottomani un lento ma inesorabile declino militare e politico, segnato poi dalla morte del loro più importante sultano.

Solimano Il Magnifico muore a Szigetvár, in terra d’Ungheria, tra il 5 e il 6 settembre, nel 1566, durante l’ennesima campagna militare, questa volta contro l’imperatore Massimiliano II d’Asburgo. Viene sepolto accanto a Roxelana, sua concubina più amata, nel mausoleo situato nei pressi della moschea Süleymaniye di İstanbul.

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